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venerdì 6 febbraio 2015

L'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica risponde a Ravasi citando Papa Pio XII: "Alcune imperfezioni sono ostacolo per le relazioni. La chirurgia plastica è scienza e arte"


Dal discorso pronunciato dal Santo Padre nel 1958 emerge un punto di vista ben lontano dal "burqa di carne": «ll cristianesimo non ha mai condannato la stima e la cura della bellezza fisica»

 

Non si placano le polemiche per le dichiarazioni del cardinal Ravasi che ha definito la chirurgia estetica un "burqa di carne". A qualche giorno dalla bufera mediatica scatenata dalle parole del cardinale, interviene sulla questione l'Associazione Italiana di Chirurgia Plastica Estetica (Aicpe). E lo fa riportando l'opinione  dalla Chiesa Cattolica stessa tramite le parole di Papa Pio XII, che, intervenendo sul tema chirurgia plastica nel 1958, aveva affermato che la stima e la cura della bellezza fisica non sono mai stati condannati dal cristianesimo e che alcune deformità o imperfezioni possono causare turbamenti psichici, diventando un ostacolo per le relazioni sociali, familiari o un impedimento per lo svolgimento delle loro attività.
«Definire la chirurgia plastica come un burqa significa non avere capito la vera essenza di questa professione, ed essersi fermati a guardare solo i casi più estremi, che anche noi condanniamo - dice Mario Pelle Ceravolo, presidente di Aicpe -. Non possiedo l'autorità ecclesiastica per parlare di teologia con un grande prelato della Chiesa Cattolica, per questo preferisco far parlare un grande Papa, Pio XII, che il 4 ottobre 1958 nella Sala degli Svizzeri del Palazzo Apostolico di Castel Gandolfo parlò a favore della professione che svolgo da tanti anni».
Le parole pronunciate quasi settant'anni fa da Pio XII sono ancora oggi molto attuali, come dimostra il testo originale: "Ora, non vi è dubbio che il cristianesimo e la sua morale non hanno mai condannato, come illecita in sé, la stima e la cura ordinata della bellezza fisica". Riguardo alla chirurgia plastica, il Papa ha affermato che "si è conquistata un largo credito nell'opinione pubblica, soprattutto per i suoi risultati quasi sempre soddisfacenti, e talvolta eccellenti e quasi prodigiosi, come ad esempio, per citarne qualcuno, nelle cheilo e rinoplastiche".
Causa principale dello sviluppo di questa speciale chirurgia "deve indicarsi in una più viva cura nell'uomo moderno dell'aspetto estetico del proprio corpo. Da un lato, l'analogia, sia pure pallida e lontana, tra l'opera del chirurgo plastico con quella divina del Creatore, che plasmò dal limo della terra il primo corpo umano, infondendovi la vita; dall'altra, il sollievo che ne deriva a così gran numero di sofferenti; infine l'indefinita varietà dei trattamenti concorrono ad accrescere l'alto interesse di questa parte della chirurgia".
Un difetto estetico, riconosce Pio XII, è un reale ostacolo al benessere della persona: "Alcune deformità, od anche solo imperfezioni, sono fonte di turbamenti psichici nel soggetto, oppure divengono ostacolo alle relazioni sociali e familiari, o impedimento, — specialmente in persone dedite alla vita pubblica o all'arte, — allo svolgimento della loro attività".
Non mancano poi alcune indicazioni per la chirurgia estetica, a cominciare dalla selezione dei pazienti: "Bisogna, per esempio, saper distinguere quando si tratta di psicopatici costituzionali, più gravemente soggetti alle complicazioni del subcosciente, oppure di malati che presentano fenomeni psichici di natura essenzialmente reattiva, soprattutto cioè legati alla minorazione fisica congenita o acquisita, che la chirurgia plastica si propone di rimuovere".
Un giudizio su un aspetto culturale e scientifico che coinvolge una moltitudine di persone non può evincersi dai messaggi sensazionalistici proposti dai mass media su situazioni peculiari ed eccezionali. "Tali pregiudizi non impediscono di definire la chirurgia plastica una scienza ed un'arte, ordinate, in sé stesse, a beneficio dell'umanità, ed altresì, per quanto concerne la persona del chirurgo, una professione in cui si trovano impegnati anche importanti valori etici e psicologici" aggiunge il Santo Padre.

 

AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, che è gemellata con l'American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L'associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria, sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.

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