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martedì 20 gennaio 2015
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Rose San Valentino: l’idea chic e glamour per conquistarla
lunedì 19 gennaio 2015
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sabato 17 gennaio 2015
Indossare i tacchi prematuramente invecchia le ginocchia
Uno studio della Stanford University ha scoperto che le donne che indossano tacchi a spillo alti almeno 3,5 pollici (circa 9 centimetri) hanno anche un rischio elevato di sviluppare l'osteoartrosi (OA).
E' una tendenza che fa male come ai talloni: le scarpe altissime sono note perchè causano dolori, ma la nuova ricerca ha scoperto che possono invecchiare anche le articolazioni delle donne.
I ricercatori della Stanford University hanno esaminato che cosa è accaduto a 14 donne quando indossavano scarpe basse e tacchi alti da 1,5 pollici (meno di 4 centimetri) e 3,5 pollici. Hanno verificato anche quando stavano con e senza un giubbotto pesante che aumentava il loro peso corporeo del 20%.
Gli scienziati hanno scoperto che più alto è il tacco e più probabile che il ginocchio era piegato quando il piede batteva il suolo. Questo mette molta tensione sulle articolazioni del ginocchio, soprattutto nelle donne che sono in sovrappeso.
"Molti dei cambiamenti osservati con l'aumento di altezza del tacco e peso erano simili a quelli osservati con l'invecchiamento e la progressione di OA, "hanno detto i ricercatori. "Questo suggerisce che l'uso del tacco alto, specialmente in combinazione con pesi addosso, possa contribuire ad aumentato il rischio di OA nelle donne.
"Lo studio è stato pubblicato sul Journal of Orthopaedic Research.
I tacchi alti, ricorda Giovanni D'Agata, fondatore dello "Sportello dei Diritti", da tempo sono conosciuti come causa di dolori e altre conseguenze non piacevoli, tra cui problemi al fondoschiena e spasmi muscolari,secondo l'Associazione Americana di Osteopatia.I medici britannici che hanno commentato la notizia in Gran Bretagna hanno detto che le madri in attesa dovrebbero andarci piano con i tacchi a spillo perché possono causare fratture e danni ai legamenti.
venerdì 16 gennaio 2015
Liposuzione: di che cosa si tratta esattamente?
Questa procedura prevede l’infiltrazione di anestetico, di soluzione fisiologica e di un vasocostrittore nelle zone interessate. La soluzione fisiologica renderà la zona da trattare più plasmabile, l’anestetico non farà percepire alcun dolore, ed il vasocostrittore diminuirà la perdita ematica. Tutto questo renderà l’intervento meno traumatico e più sicuro e ridurrà i tempi della convalescenza. Con la liposuzione si ottiene un rimodellamento dei volumi del corpo, ma per ottenere un ottimo risultato è necessario che i tessuti cutanei siano elastici. Con questa tecnica infatti si svuota il pannicolo adiposo e quindi, se la pelle non è abbastanza tonica, potrebbe risultare più rilassata rispetto alla condizione che precedeva il trattamento. Per questo motivo durante la visita preliminare il chirurgo valuta sia la distribuzione e la qualità del grasso in eccesso, ma anche la tonicità e lo spessore della pelle.
Durante la prima visita inoltre il chirurgo effettua un’anamnesi della paziente e prescrive degli esami clinici (tasso di protrombina, tempo tromboplastina parziale, transaminasi, glicemia, VES, ionemia, azotemia, emocromo) e l’elettrocardiogramma. Di solito l’anestesia è locale o peridurale accompagnata da sedazione endovenosa.
La liposuzione viene effettuata praticando delle piccole incisioni nelle zone da trattare attraverso le quali vengono inserite delle cannule sottili che aspirano le cellule adipose. Alla fine dell’intervento viene praticato un punto di sutura su ogni incisione e si procede ad uno speciale bendaggio che dura circa una settimana. I tempi per la ripresa sono all’incirca di 10-15 giorni durante i quali si avranno dei gonfiori causati dalle infiltrazioni e delle ecchimosi dovuti all’aspirazione.
Tre settimane dopo una liposuzione è consigliato effettuare un massaggio di linfodrenaggio. I risultati effettivi della liposuzione saranno evidenti dopo qualche settimana quando sarà riassorbito l’edema. E’consigliabile effettuare un intervento di liposuzione dopo i 20 anni, un intervento prematuro potrebbe portare a risultati poco stabili nel tempo. Come consiglio generale infine, è opportuno rivolgersi sempre a professionisti qualificati che operano in strutture idonee.
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giovedì 15 gennaio 2015
Il lato B di Andressa Urach in decomposizione, Aicpe: «Il prodotto usato in Italia è vietato da vari anni. Attenzione comunque alle sostanze iniettabili: i rischi possono essere seri»
Nei glutei, essendo maggiore la quantità di prodotto iniettata, si rischiano problemi maggiori. Tra le sostanze autorizzate c'è l'acido ialuronico che lentamente viene riassorbito dal corpo, mentre tra gli interventi più richiesti c'è il "butt lift", ossia il riempimento di natiche con il grasso precedentemente prelevato dalla stessa paziente. Un'altra alternativa è l'impianto di protesi, da usare con molto cautela e solo rivolgendosi a chirurghi esperti, in quanto la zona dei glutei rischia spesso di causare problemi.
«I fillers, ovvero le sostanze iniettabili, sono usate in Italia con estrema facilità, e molti pazienti, per ragioni di conoscenze, più spesso per spendere meno, si affidano a persone non abilitate a esercitare questi trattamenti o con scarsa preparazione in questo campo – prosegue Casadei -. A volte i rischi dei fillers sono addirittura più importanti di quelli conseguenti a impianti protesici, che, invece sono molto limitati. Nel caso in cui una protesi mammaria crei un infezione, il che avviene molto raramente, può essere facilmente rimossa con la completa guarigione della paziente, mentre rimuovere alcuni tipi di filler può essere addirittura impossibile». Aicpe esorta tutti i pazienti ad affidarsi soltanto a medici specialisti del settore anche per un solo trattamento con sostanze iniettabili e a farsi rilasciare l'etichetta del prodotto utilizzato. Tale documentazione deve essere conservata e sarebbe opportuno mostrarla al medico nei successivi trattamenti.
AICPE: L'Associazione Italiana Chirurgia Plastica Estetica (www.aicpe.org), la prima in Italia dedicata esclusivamente all'aspetto estetico della chirurgia, è nata nel settembre 2011 per dare risposte concrete in termini di servizi, tutela, aggiornamento e rappresentanza. Ad AICPE, che è gemellata con l'American Society for Aesthetic Plastic Surgery (ASAPS), la più importante società di chirurgia estetica al mondo, hanno aderito oltre 200 chirurghi in tutta Italia. Membri di Aicpe possono essere esclusivamente professionisti con una specifica e comprovata formazione in chirurgia plastica estetica, che aderiscono a un codice etico e di comportamento da seguire fuori e dentro la sala operatoria. L'associazione ha elaborato e pubblicato le prime linee guida del settore, consultabili sul sito internet, in cui si descrive il modus operandi dei principali interventi. Scopo di AICPE è tutelare pazienti e chirurghi plastici in diversi modi: disciplinando l'attività professionale sia per l'attività sanitaria, sia per le norme etiche di comportamento; rappresentando i chirurghi plastici estetici nelle sedi istituzionali, scientifiche, tecniche e politiche per tutelare la categoria e il ruolo; promuovendo la preparazione culturale e scientifica. Tra gli obiettivi c'è anche l'istituzione di un albo professionale nazionale della categoria.
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