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martedì 24 novembre 2015

Aumento del seno, le 4 cose che possono andare storte dopo l'intervento di chirurgia plastica

«Sono complicazioni rare e tutte risolvibili» dicono i chirurghi plastici della Clinica Villa Bella, invitati a partecipare ai congressi di Germania e Iran per risolvere i casi più difficili

Può essere colpa di uno di quei fattori imprevedibili che in medicina non si possono mai escludere del tutto, di un chirurgo poco esperto, di qualche richiesta avventatamente accontentata o di qualche indicazione post operatoria non rispettata dalla paziente. «La mastoplastica additiva, ossia l'aumento del seno, è uno degli interventi più eseguiti in Italia e nel mondo: le complicazioni sono molto rare e sempre risolvibili, ma è bene che le pazienti siano informate di quello che potrebbe andare storto». Parola di Chiara Botti, chirurgo plastico di Clinica Villa Bella a Salò (Brescia), che recentemente è stata invitata al Congresso della Società tedesca di chirurgia plastica che si è svolto a Berlino, a cui hanno partecipato oltre mille specialisti, e a quello organizzato a Teheran dalla Società di chirurgia estetica, proprio per rioperare pazienti che avevano avuto dei problemi con le protesi al seno e per parlare delle problematiche più frequenti.
«Le complicazioni di un intervento sono difficili da gestire sia per il medico, sia per il paziente – spiega Botti -. La seconda operazione è sempre più complessa della prima, in quanto si tratta di intervenire per risolvere una soluzione problematica, non sempre è facile riuscirci». Il consiglio è  scegliere con cura il medico a cui ci si rivolge già dalla prima volta, senza lasciarsi lusingare da prezzi bassi o offerte low cost, ma basandosi sull'esperienza dello specialista: «Se ci si rivolge a un medico poco esperto non solo aumenta la possibilità di incorrere in una complicazione, ma si rischia anche che non sia in grado di risolverla. E non tutti i medici accettano di rioperare una paziente altrui» afferma.
In Italia le operazioni di chirurgia estetica secondarie, ossia eseguite dopo che il primo intervento non è andato a buon fine, sono state il 13,6% del totale (dati Aicpe): solo nel 36,5% dei casi il paziente ritorna dallo stesso dottore, la maggioranza preferisce rivolgersi a un altro.
Nel caso di mastoplastica additiva le cause delle complicazioni sono diverse: «Spesso i problemi derivano dal fatto che si impianta una protesi troppo grande per il torace, di solito accontentando il desiderio della paziente: soprattutto nei soggetti molto magri può succedere che la protesi debordi e che, essendoci poco grasso di copertura, sia visibile il contorno. Meglio preferire una protesi piccola per far sì che il risultato non sia troppo "plastificato". Un altro fattore che può incidere è il livello in cui si mette la protesi: il punto migliore è dietro il muscolo pettorale, dove la copertura è maggiore, anche se spesso il chirurgo preferisce l'innesto davanti al muscolo in quanto, oltre a essere tecnicamente più difficile, può causare un po' più di dolore nei primi giorni successivi. Tuttavia, considerando che può servire a evitare complicazioni e ad ottenere un risultato migliore, ne vale la pena» aggiunge la dottoressa.
Le complicazioni più frequenti con la mastoplastica additiva sono contrattura capsulare, spostamento della protesi, rotazione e rottura. «Un elenco che, pur non essendo del tutto esaustivo, riassume le problematiche più frequenti» dice Botti. La prima è la contrattura capsulare, ossia l'indurimento del seno. «È quella più diffusa, con un'incidenza tra l'1 e il 2%. Può capitare durante tutto l'arco di vita della protesi e le cause sono diverse: dalle infezioni subcliniche (dovute a batteri presenti nella mammella e nei dotti o a bronchiti o tonsilliti non curate con antibiotici), alla contaminazione delle capsule con materiale estraneo. Si manifesta appunto con l'indurimento del seno e si risolve rimuovendo la protesi e reinserendone una nuova» dice il chirurgo plastico di Villa Bella.
Altra complicazione possibile è lo spostamento della protesi. «La dislocazione della protesi può capitare nei primi due mesi dopo l'impianto. Si verifica se la paziente esegue un movimento troppo energico con le braccia oppure se fa molto esercizio nelle settimane immediatamente successive all'intervento. Trascorsi due mesi il tessuto intorno alla protesi si cicatrizza e la paziente può riprendere con regolarità la propria attività. Anche in questo caso la soluzione è tornare in sala operatoria per riposizionare la protesi nella giusta posizione» spiega la dottoressa Botti.
La terza cosa che può andare storta è la rotazione. «Capita con le per protesi anatomiche che sono a forma di goccia e se si girano cambiano anche la forma del seno. Può succedere quando si realizza una "tasca" troppo larga per inserire la protesi; quando si passa da una protesi più grande a una più piccola senza ridimensionare la tasca e nel caso in cui la paziente esegue dei movimenti eccessivi con le braccia. La soluzione è rimettere la protesi nella posizione originaria: a volte si può risolvere con un'apposita manovra per girare la protesi, altrimenti si deve rioperare. Succede più frequentemente nei primi due mesi dopo l'intervento ma può capitare anche successivamente».
Infine, può succedere che la protesi si rompa. «La rottura della protesi di solito è successiva a un trauma, ad esempio un incidente d'auto. L'incidenza è bassissima, tanto che le aziende forniscono gratuitamente una coppia di protesi per la sostituzione e, in alcuni casi, rimborsano anche il costo dell'intervento per il reimpianto» afferma Botti.
Villa Bella Clinic, a Salò (BS), è un punto di riferimento internazionale per il mondo della chirurgia plastica estetica. Fondata dal chirurgo plastico Giovanni Botti nel 1999, Villa Bella Clinic è il luogo dove si sperimentano tecniche all'avanguardia e ospita congressi e corsi di formazione di rilevanza mondiale. Lo staff medico fisso è composto dai chirurghi Giovanni Botti, Chiara Botti e Antonio Cella e la struttura è dotata di servizi, attrezzature e strumentazioni di altissimo livello.


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lunedì 23 novembre 2015

Contro il femminicidio: il libro "La guerra a casa" e l'esempio di Tiziana vive

In occasione della Giornata internazionale per l'eliminazione della violenza contro le donne,

Altreconomia edizioni invita a leggere
"La guerra a casa"

È la storia di Tiziana Rizzi, uccisa dal marito nel luglio del 2013, raccontata del fratello Damiano, che"ha scelto di fare di un dolore privato un atto pubblico". Per questo è nata "Tiziana vive", una rete d'aiuto contro la violenza sulle donne di cui fa parte Altreconomia e che in poco più di un anno ha visto unirsi ai 5 fondatori altre 4 realtà.

Ottobre 2015: "Tiziana vive" è stata ammessa come ente ad adiuvandum nel processo di Motta Visconti a Carlo Lissi, reo confesso della morte della moglie Maria Cristina Omes e deii due figli. L'associazione non intende chiedere un risarcimento economico ma affermare che la vita di una donna è un interesse collettivo.

"La guerra a casa" contiene un decalogo con le 10 domande che una donna si deve fare per proteggersi e lasciare il proprio uomo violento.




Milano, 23 novembre 2015 - È il 9 luglio 2013 e una telefonata sveglia Damiano Rizzi, presidente dell'Ong Soleterre, nel cuore della notte. È a Roma, impegnato a "salvare il mondo", ma a casa è successo qualcosa di terribile, è arrivata la guerra: la sorella di Damiano è stata uccisa dal marito.

Il filo del racconto si spezza. Così Damiano ne riprende il bandolo dal principio, dalla sua vita "prima" di quella telefonata: racconta - alla sua famiglia, a sua sorella e a tutti noi - le guerre "lontane" di cui è stato testimone in Bosnia, Kosovo, Costa d'Avorio, Sierra Leone, Repubblica Democratica del Congo, Repubblica Centrafricana, Centro America, Ucraina. Le bambine soldato della Costa d'Avorio, gli amputati della Sierra Leone, le donne trucidate in Guatemala, l'Ucraina vissuta con il fotografo Andy Rocchelli: conflitti tutti differenti per i loro moventi aberranti - potere, diamanti, denaro - ma simili nei meccanismi e nelle conseguenze: la morte di persone innocenti.

Come cantava Fabrizio De André, "il dolore degli altri è dolore a metà". Ma quando la guerra arriva a casa, è dentro di noi per sempre. Damiano torna al presente e scopre che vivere sulla sua pelle l'assassinio di Tiziana è un dolore intero: scopre l'indifferenza di alcuni "professionisti", la noncuranza del sistema giudiziario, scopre soprattutto che in Italia il fatto che ogni tre giorni una donna sia uccisa da un uomo, spesso il marito, il compagno o l'amante, è considerato "normale". Proprio come la guerra, o la diseguaglianza tra ricchi e poveri nei Paesi del Sud del mondo che conosce così bene.

Nel suo libro-diario, Damiano ha parole forti per questa normalità: la chiama "morte". Ci chiede di ribellarci, adesso. Perché l'indifferenza uccide. È per questo che ha deciso di fondare "Tiziana vive", una rete contro la violenza nei confronti di donne e bambini il cui obiettivo principale è quello di portare alla luce, dare voce e rispondere in modo concreto a una richiesta di aiuto psicologico che spesso rimane silente (vedi www.tizianavive.org).

Un libro di drammatica bellezza e di speranza che si legge come un romanzo e lancia un forte messaggio. Scrive Damiano nel finale: "Ho capito ancora meglio - se ce n'era bisogno - che cosa vuol dire salvare una vita umana o perderla. È l'unico motivo di vita. Ho la forza delle vittime. Che o si arrendono o lottano. Non c'è modo di arrendersi, di rassegnarsi. Voglio andare avanti. Per salvare ancora una vita umana. Non tutto è ineluttabile. Voglio lasciare un pensiero che funzioni: sennò perché mandare avanti la specie? Vorrei fare qualcosa di utile per me e per gli altri".

Serena Dandini
, autrice di "Ferite a morte", firma un intervento nel libro (leggi qui un estratto), e scrive: "Il femminicidio e la violenza sulle donne sono eventi che - nonostante il tempo che è passato e tutti i cambiamenti nella nostra società - definiamo ancora come delitti d'impeto, il momento di follia, il "raptus". Purtroppo invece sono quasi sempre dei delitti annunciati, figli della mentalità patriarcale di cui è intriso tutto il nostro Paese. Lo dicono le statistiche".

Con un contributo sul tema del femminicidio di Simona Lanzoni, vicepresidente della Fondazione Pangea Onlus, mentre Vauro Senesi racconta la genesi del logo dell'associazione "Tiziana Vive", a cui sono devoluti i diritti del libro.




Il libro
La guerra a casa
di Damiano Rizzi, 144 pagine, 14 euro (Altreconomia edizioni)

L'autore
Damiano Rizzi (Milano, 1972) è laureato in Scienze Politiche e in Scienze Psicologiche, è fondatore e presidente di Soleterre, una Ong la cui missione è innalzare gli standard di vita dei poveri della terra nei luoghi dimenticati, le "terre sole" (www.soleterre.org). Ha coordinato progetti di sviluppo umano in 15 diversi Paesi del Sud del mondo. Per le iniziative a favore dei bambini poveri e malati di cancro in Ucraina ha ricevuto con l'associazione Soleterre, la Targa d'Argento della Presidenza della Repubblica italiana. Nel 2013 ha fondato con altre persone l'associazione "Tiziana Vive", rete contro la violenza nei confronti di donne e bambini.

Ricerca beauty: quanti prodotti di bellezza hanno le italiane nella loro trousse?

Quanti prodotti di bellezza hanno le italiane nella loro trousse?

vente-privee ha indagato le abitudini delle italiane e delle europee.

Ne emerge che budget, tempo dedicato, modalità d'acquisto, fedeltà ai brand e icone di bellezza variano da paese a paese.

Milano, novembre 2015

Più riservato del conto corrente e dell'età anagrafica, è senza dubbio il numero di prodotti utilizzati dalle donne per la loro bellezza quotidiana.

Una ricerca di Survey Lab, il laboratorio europeo di vente-privee, pioniere e leader delle vendite-evento online, ha svelato le abitudini e le preferenze delle donne europee in fatto di cosmesi, partendo proprio dal contenuto della loro trousse*.

A sorpresa, le europee tra i 18 e i 30 anni battono di gran lunga le colleghe più mature: sono 68 infatti i prodotti che si trovano nel beauty case delle più giovani, 10 in più rispetto alla trousse delle 31-54enni.

Le italiane e la beauty routine: una nuova consapevolezza
Le italiane cercano il meglio per se stesse: il 32% è infatti disposto a spendere più di 60€ per una crema di bellezza, il 9% in più della media europea. L'80% delle italiane intervistate da vente-privee ha affermato che dedica alla cura del viso e al make up circa 20 minuti durante la giornata. Pur vivendo in un mondo in cui tutto va sempre più veloce, le donne europee non perdono il desiderio di prendersi cura di sé: la qualità dei prodotti diventa dunque fondamentale.

Le top 5 dei prodotti più utilizzati dalle donne
Crema da giorno (63%), smalto (55%), mascara (51%), matita per gli occhi (46%) e rossetto (46%) sono, secondo la ricerca di vente-privee, i prodotti di make-up più amati dalle donne europee.

Le italiane non possono fare a meno del fondotinta e del blush: per il 66%  di esse uscire di casa con una pelle perfetta è fondamentale per sentirsi a proprio agio e l'effetto che si ricerca è quello naturale e compatto con una finitura fresca.

Secondo l'analisi di Beyond Research non stupisce che i make up pesanti dall'effetto "maschera" siano ormai rari, a vantaggio di un trucco che si integra al proprio volto, ne ridisegna e ne esalta i lineamenti grazie ad un gioco di luci e di ombre delicato, misurato. L'obiettivo non è quello di coprire o camuffare, bensì di rivitalizzare, addolcire e stemperare i lineamenti, restituendo luminosità e vigore alla pelle.

Oltralpe invece le donne non escono di casa senza uno sguardo penetrante: il 51% delle francesi e il 42% delle tedesche non può infatti fare a meno del mascara. Più frivole le spagnole che a correttori e rossetti preferiscono il colore di un ombretto (65%).

Per quanto riguarda la cura del viso le europee sembrano essere tutte d'accordo: al primo posto dei prodotti viso preferiti c'è la crema viso (65%), seguita dalla crema notte (31%), dall'acqua micellare (20%) e dal siero (19%).


*Ricerca condotta su un campione di 6.029 donne fra i 18 e i 54 anni, in Italia, Francia, Germania e Spagna.

sabato 21 novembre 2015

‘AMORI AMARI’ a Giulianova campagna ‘Donne Danneggiate’per dire basta alla violenza e femminicidio

Torna per il terzo anno consecutivo la 'campagna di sensibilizzazione 'DONNE DANNEGGIATE' promossa dall'Associazione Culturale BON TON di Bellante, per dire basta alla violenza sulle donne e al femminicidio, in una maniera diversa rispetto ai consueti dibattiti, col nuovo e toccante spettacolo 'AMORI AMARI' ….nuovi gli spunti, stesse le emozioni!


Il singolare spettacolo sostenuto con la Commissione Pari Opportunità di Giulianova è articolato tra canzoni, danza, reading e testimonianze ma soprattutto alle emozioni che essi suscitano, unite da un fil rouge che induce a conseguenti riflessioni!
La singolare campagna di sensibilizzazione rappresenta un atto dovuto che l'autrice, Anna Di Paolantonio sempre vigile sul dolente tema, sente di dover fare in omaggio alle tante vittime di questo aberrante fenomeno!
Nobile iniziativa quello del 'DONNE DANNEGGIATE' che tocca le corde emozionali, favorendo la necessaria sensibilizzazione sull' escalation del fenomeno , affinchè non restino solo la "sterile" denuncia!
Lo spettacolo tematico, si terrà mercoledì 25 novembre alle ore 21:00 presso il Kursaal, con il sensibile sostegno della Commissione Pari Opportunità che proprio nella giornata internazionale della violenza, ha voluto proporlo.

E' uno spettacolo suggestivo, realizzato con garbo e giusta sensibilità del caso e degno di nota, sebbene. sia oggettivamente evidente e all'ordine del giorno che le donne siano vittime di atrocità in tutto il mondo da parte degli uomini, ebbene è stato concepito scevro da ogni pregiudizio verso di loro, tanto che l'inizio e la chiosa è tutto al maschile, per uno spettacolo, un messaggio di speranza significativo e nel quale non mancherà l'educativo punto di vista dei bambini!

Da svariati anni l'Associazione Culturale 'BON TON' no profit di Bellante(Te)
opera sul territorio locale promuovendo iniziative artistiche musicali e canore,
con il fine di creare occasioni di sana aggregazione per la collettività e con
l'intento di dare una giusta e meritoria visibilità a tanti artisti locali.

Con questi presupposti la fervida associazione culturale ha creato il 1° talent canoro locale denominato 'MIX FACTOR' cresciuto di qualità negli anni, dando lustro a tanti ragazzi talentuosi del nostro territorio! Alla luce di questo, con alcuni di essi, è stato creato un ensemble canoro col quale si sono realizzati già significativi eventi a risvolto sociale; uno su tutti il 'VOCI RECLUSE' l'annuale appuntamento di competizione canora, rivolto ai detenuti della casa circondariale di Castrogno che orgogliosamente, è stato inserito nel programma rieducativo carcerario!

E proprio in virtù di quanto detto che è nata l'esigenza e la volontà di realizzare anche una "campagna di sensibilizzazione" per dire basta alla violenza denominato 'Donne Danneggiate' e fare breccia nelle coscienze utilizzando "solamente" le emozioni!

Uno spettacolo sui generis quello di 'AMORI AMARI' che da "voce" (vera protagonista) a storie di abusi, violenza e femminicidi, fatto attraverso i testi delle canzoni (selezionate con minuziosità) nelle quali lo spettatore sarà "accompagnato" prima, affinchè ne afferri il vero significato e "trascinato" poi,in un turbinio di sensazioni. Il fil rouge che unisce le suggestive interpretazioni articolate tra leggiadri passi di danza letture canzoni che si intrecciano a toccanti testimonianze, fa risultare uno spettacolo circolare che ruota intorno al concetto di Amore, che si conclude dal punto di partenza! Semmai, alla fine del "giro" in scena, il pubblico ne uscisse toccato ed emozionato, ebbene l'intento prefisso dall'autrice sarà stato raggiunto e stimolando la volontà, nonostante le difficoltà oggettive, di portare avanti la singolare campagna contro questo aberrante fenomeno che è in notevole crescita, affinché sul tema non si faccia solo "sterile" denuncia che non sortisce alcun effetto, ma sensibilizzare appunto con la musica canzoni e altre forme artistiche, le coscienze!

Forti del positivo riscontro ottenuto nelle precedenti messe in scena a Teramo (con omaggio a Remuccia Di Paolantonio) a Bellante, Atri, Civitella, Città sant'Angelo, Monsampolo e Folignano(con omaggio a Melania Rea), a novembre sono previsti 5 appuntamenti sul territorio, si è partiti da Roseto,si toccherà Ortona, S.Giovanni Teatino, seguirà Città S.Angelo, dove lo spettacolo tematico è stato già ospitato; si continua così per dire basta a qualunque forma di violenza e femminicidio in maniera diversa rispetto ai consueti canali di comunicazione!


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venerdì 20 novembre 2015

“L’ISTRUZIONE RENDE LE DONNE LIBERE” - ALENA SEREDOVA RICEVE IL PREMIO “EDU-CARE” DA SOS VILLAGGI DEI BAMBINI, FONDAZIONE ZANETTI E 100 WOMEN IN HEDGE FUNDS

Milano, 19 novembre 2015 – Si è tenuto ieri sera il sontuoso Galà di 100 Women in Hedge Funds ("100WHF"). Nella magnifica cornice di Palazzo Visconti è stato presentato il Progetto "Edu-Care" ideato da Fondazione Zanetti e SOS Villaggi dei Bambini. Ospite d'onore Alena Seredova, ambasciatrice di SOS Villaggi dei Bambini e madrina del progetto. 

Premiata per il suo sostegno all'infanzia priva di cure o a rischio di perderle, ha così dichiarato: "Grazie per questo Premio. Sono molto felice di essere madrina di questa serata e di questo progetto. Ho conosciuto SOS Villaggi dei Bambini molti anni fa. Ho visitato i Villaggi SOS in Italia e all'estero e ho visto ciò che sono riusciti a creare per i bambini e ragazzi. Un ambiente familiare, un luogo dove l'amore e l'affetto li fanno crescere e diventare adulti capaci e responsabili. Questo progetto è importante, e lo è a maggior ragione in questo momento. Molti ragazzi abbandonano la scuola e la disoccupazione giovanile è un'emergenza italiana e mondiale. L'istruzione è fondamentale e lo è a maggior ragione per le donne. Possono essere libere, solo se indipendenti. Le bambine e le ragazze prive di cure familiari sono vulnerabili, più vulnerabili di altre perché sono sole. Ecco che per loro la formazione e l'istruzione assumono un significato ancora più prezioso. Non hanno spesso una famiglia che le protegga e le sostenga. Grazie a SOS Villaggi dei Bambini e a progetti come EDU-CARE molte tra loro potranno avere pari opportunità e diventare adulti capaci e responsabili. Grazie a tutti di essere qui e di contribuire alla realizzazione di un sogno".

Paola Bissoli, Membro del Consiglio di Londra di 100WHF ha dichiarato - "La missione filantropica di 100WHF è quella di utilizzare le proprie capacità e competenze al servizio della comunità globale. Ogni anno, il Consiglio di Amministrazione di 100WHF seleziona organizzazioni di beneficenza negli Stati Uniti, in Europa e in Asia su temi legati alla salute della donna e della famiglia, al mentoring e all'educazione. Il tema di quest'anno è l'istruzione. Non vediamo l'ora di lavorare con la Fondazione Zanetti e SOS Villaggi dei Bambini per sostenere le loro attività in Italia. Siamo orgogliose di sostenere la loro causa con la nostra raccolta fondi annuale".

Il progetto avrà lo scopo di migliorare le competenze educative e professionali dei bambini e ragazzi, nonché favorire la loro inclusione sociale. "Come Presidente della Fondazione Zanetti Onlus, sono entusiasta che un'importante associazione quale 100 Women in Hedge Funds abbia deciso di supportarci nella realizzazione di un progetto, nel quale crediamo molto, ideato in sinergia con SOS Villaggi dei Bambini, per il raggiungimento degli obiettivi primi dell'istruzione e dell'inserimento lavorativo per giovani donne. Dare loro l'opportunità ed i mezzi per affrontare il presente e il futuro con occhi nuovi è un passo fondamentale ed uno dei nostri obiettivi principali" – conclude Mauro Pizzigati, Presidente della Fondazione Zanetti.

Particolare attenzione verrà data alle bambine, alle ragazze e alle mamme con figli in difficoltà sociali ed economiche, al fine di fornire loro pari opportunità per l'istruzione e l'occupazione. "Come donna e come presidente di SOS Villaggi dei Bambini, sono onorata che 100 Women in Hedge Funds abbia scelto di sostenere la nostra Associazione, insieme alla Fondazione Zanetti, per aiutarci a sviluppare un grande progetto in materia di istruzione, sostegno scolastico e inserimento professionale rivolto alle bambine e ragazze dei nostri Villaggi SOS. La formazione e l'occupazione sono le chiavi per combattere l'esclusione sociale, all'estero e nel nostro paese. Spesso le ragazze sono le più vulnerabili e hanno bisogno di sostegno e protezione per raggiungere l'autonomia e la possibilità di avere un futuro. Noi lo facciamo da più di 60anni, in tutto il mondo" – afferma Maria Grazia Lanzani Rodríguez Y Baena, Presidente di SOS Villaggi dei Bambini.

Questi gli obiettivi:
I. Promuovere e sostenere i bambini e i giovani nei loro studi e nella formazione professionale, con l'obiettivo di migliorare l'apprendimento e la riduzione dell'abbandono scolastico
II. Garantire pari opportunità a ragazze e a giovani donne, riducendo le barriere di genere nell'istruzione e nell'occupazione, soprattutto in ambiti tradizionalmente occupati da maschi
III. Fornire competenze specifiche a giovani ragazze e alle mamme per facilitare il loro lavoro e promuovere la loro autonomia

http://www.sositalia.it/App_Themes/sos-it/images/header/sos-logo.png Il calore di una casa per ogni bambino

SOS Villaggi dei Bambini è la più grande organizzazione a livello mondiale, impegnata nel sostegno di bambini privi di cure familiari o a rischio di perderle. Nasce nel 1949 e, ad oggi, è la sola Associazione che ha la capacità di accogliere, all'interno dei suoi Villaggi SOS, 82.300 bambini, ai quali garantisce istruzione, cure mediche e tutela in situazioni di emergenza. Promuove programmi di supporto alle famiglie in stato di necessità ed è presente in 134 paesi nel mondo, dove aiuta quasi 2.000.000 di persone.

In Italia è membro dell'Osservatorio nazionale per l'infanzia e l'adolescenza e aiuta 336 bambini e ragazzi e le loro famiglie, per un totale di 537 persone. Lo fa attraverso 7 Villaggi SOS - rispettivamente a Trento, Ostuni (BR), Vicenza, Morosolo (VA), Roma, Saronno (VA) e Mantova - e un Programma di rafforzamento familiare a Torino, rivolto alle famiglie in stato di necessità. Sostiene, inoltre, il Centro Estivo Internazionale SOS di Caldonazzo (TN). www.sositalia.it


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giovedì 19 novembre 2015

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Il Cucù di Iconoclass, sempre pronto a scandire le ore, diventa lussuosa metafora del tempo che scorre... Mini capolavori in grado di stupire

CUCÙ, SORPRESA FIRMATA ICONOCLASS!

Iconoclass Cucù pendente argento oro rosa finitura lucido GC002BD-GP_1Sorprende la creatività, sorprende il design, sorprendono l'arte e la cultura...

Il prezioso accessorio "fatto in Italia" e griffato Iconoclass è sorprendente in tutto e per tutto: materiali pregiati, forme inimitabili plasmano mini capolavori gioiello sempre in grado di stupire e raggiungere picchi di fascino e femminilità mai scontati.

La miscela estrosa di tradizione e innovazione "confeziona" pezzi d'autore esclusivi che rievocano sogni ed esprimono stile e carattere, in quella loro favolosa manifattura con minuziosi sincronismi che si muovono.

Una sorpresa della nuova collezione "Life" è Cucù, nelle sue versioni ciondolo e pendenti: un uccellino in movimento sempre pronto a scandire le ore diventa lussuosa metafora del tempo che scorre...

E assume (e riassume) emozioni e sensazioni racchiuse in quella sfera di eleganza chiamata Iconoclass...




A proposito di Iconoclass…
Iconoclass, una giovane azienda di design del gioiello.
Nasce nel 2013, con sede amministrativa a Nuoro, nel cuore della Sardegna, ufficio stile e produzione a Vicenza.
Artigianalità e tecnologia vengono sapientemente elaborate da mani esperte secondo l'antica arte orafa italiana.
Il marchio coniuga le parole “icona e classe”, che esprimono l'anima dei gioielli ideati dal direttore creativo Alfonso Montalto, rivoluzionando il design con oggetti che vogliono emozionare ed essere sempre sorprendenti, qualcosa di facilmente identificabile, riconoscibile, inimitabile: assolutamente di classe.
Ogni collezione nasce da un'ispirazione legata alla vita e alle suggestioni che essa regala.
Ogni gioiello Iconoclass sarà sempre espressione di una storia, di un significato, di un’ emozione.Non solo design, non solo tradizione, non solo arte: semplicemente Iconoclass

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