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ALFAPARF GROUP ha sviluppato ALFAPARF STORE, una App che consente
ad acconciatori, saloni di estetica e clienti di rimanere in contatto
Osio Sotto (Bergamo), 22 aprile – Da molte settimane, a causa dell'emergenza sanitaria legata al Covid-19, parrucchieri ed estetisti sono chiusi: trattamenti e commercio dei prodotti professionali sono fermi. Non si sa ancora quando potranno riaprire e, soprattutto, se i clienti torneranno a frequentare i saloni e con quali modalità. I clienti, a loro volta, non possono più avvalersi della consulenza personalizzata e non hanno l'opportunità di utilizzare i prodotti professionali a casa.
Per aiutare saloni e agenti di commercio ad affrontare la crisi ALFAPARF GROUP, multinazionale italiana dell'industria cosmetica che opera nella cura del capello e dell'estetica professionale, ha sviluppato la App ALFAPARF STORE (disponibile gratuitamente su Apple Store e Google Play), uno shop on line che permette ai clienti di acquistare i prodotti che normalmente sono reperibili nel centro estetico o dal parrucchiere, aiutando nel contempo l'attività di hair stylist, estetisti e agenti del settore.
Con ALFAPARF STORE, il Gruppo vuole preservare i ruoli di tutti, costruendo un valore tangibile per agenti e saloni, che partecipando al programma ricevono una commissione, ed anche per i clienti tanto è che:
· l'agente ha la possibilità di contattare la sua rete, spiegando il progetto e invitando i professionisti a partecipare;
· il centro può invitare i suoi clienti a scaricare la App, indicando il proprio salone o centro estetico e aiutandoli nella scelta dei prodotti più adatti;
· i clienti ritrovano il contatto umano, perché hanno un rapporto diretto con il salone preferito e possono continuare a prendersi cura della propria bellezza con i prodotti professionali di loro fiducia.
(1) Sondaggio online condotto dal 18 al 22 marzo 2020 su database della community FattoreMamma. Risposte complessive di 4.618 mamme in tutta Italia. Numerose domande sono a risposta multipla. Dati di dettaglio disponibili su richiesta.
La scoperta dell'Università di Pisa e del National Institutes of Health statunitense pubblicata sulla rivista scientifica Diabetes
"Mangio poco, come mai ingrasso? Sono a dieta perché non dimagrisco?" sono frasi che tutti abbiamo sentito o detto nella nostra vita almeno una volta. A venirci in aiuto per rispondere a queste domande, e magari a perdere peso, c'è un nuovo studio dell'Università di Pisa e del National Institutes of Health statunitense pubblicato sulla rivista scientifica "Diabetes" e inserito tra gli highlights.
Secondo il team di scienziati, al di là di quello che mangiamo, è infatti il nostro specifico profilo metabolico ("brucia grassi" o "brucia carboidrati") a determinare il mantenimento del nostro peso corporeo. In altre parole le persone con un metabolismo che tende a bruciare meno grassi sono più a rischio di sovrappeso e obesità dato che nel tempo tendono maggiormente ad ingrassare.
"Esistono differenti profili metabolici tra gli individui di una popolazione – spiega Paolo Piaggi, bioingegnere dell'Ateneo pisano e autore senior dello studio – ci sono soggetti più propensi a ossidare cioè a "bruciare" i grassi e altri più inclini a "bruciare" i carboidrati della dieta. Questi ultimi, come abbiamo scoperto, tendono a guadagnare più peso nel tempo dato che non consumano tutti i grassi ingeriti con la dieta (anche se seguono una dieta normocalorica) ma li immagazzinano nel corpo come tessuto adiposo, il quale nel tempo si espande e provoca un aumento di peso corporeo".
La ricerca, condotta nella clinica del National Institute of Diabetes and Digestive and Kidney Diseases (NIDDK) a Phoenix (Arizona, USA), ha riguardato 79 individui sani di varie etnie. A ciascuna persona è stata misurata la risposta metabolica rispetto a diverse diete ipercaloriche ricche in carboidrati o in grassi somministrate nell'arco di 24 ore.
Per quanto riguarda l'Università di Pisa ha partecipato allo studio Paolo Piaggi, "cervello di ritorno" grazie al programma "Rita Levi Montalcini" e attualmente ricercatore del Dipartimento di Ingegneria dell'Informazione. Piaggi è inoltre responsabile del progetto di ricerca per l'utilizzo della camera metabolica presso l'Azienda ospedaliera universitaria pisana, Unita Operativa Endocrinologia I diretta dal professore Ferruccio Santini del Dipartimento di Medicina Clinica e Sperimentale. Il progetto ha l'obiettivo di identificare e caratterizzare dei fenotipici metabolici nei soggetti umani.
"Il nostro profilo metabolico – conclude Piaggi – dipende da genetica, fattori ormonali, dieta e stili di vita. Sapere se rientriamo più nella tipologia "brucia grassi" o "brucia carboidrati" può aiutarci a identificare i soggetti maggiormente a rischio di guadagnare peso e mettere a punto nuovi terapie personalizzate per combattere sovrappeso e obesità."
Al Sud Donne 2,5 volte più a rischio povertà
Bambini e bambine con 10 volte meno risorse per educazione e cultura.
"MAI Più INVISIBILI" il nuovo Indice 2020 di WeWorld sulla condizione di donne, bambini e bambine spacca l'Italia in due: Nord e Centro Ovest contro Centro-Est e Sud
Al primo posto per inclusione di donne e bambini/e il Trentino - Alto Adige, Calabria fanalino di coda.
Povertà economica delle donne e povertà educativa dei bambini e bambine sono intrecciate e si alimentano a vicenda, in un circolo vizioso che può essere spezzato solo con politiche e interventi ad hoc
Roma, 3 Marzo 2020 – Un Paese frammentato, con profonde diseguaglianze non solo tra donne, bambini e bambine da un lato e uomini dall'altro, ma anche tra le stesse Regioni. È la fotografia che emerge da "Mai più invisibili. Indice 2020 sulla condizione di donne, bambini e bambine in Italia", indagine realizzata da WeWorld - organizzazione italiana che da 50 anni difende i diritti di donne e bambini in 29 Paesi del Mondo, compresa l'Italia – per misurare l'inclusione di donne e popolazione under 18, monitorandola attraverso 38 indicatori per rilevare molteplici aspetti (economico ma anche educativo, sanitario, culturale, politico, civile) e considerando l'intreccio tra le condizioni di vita degli uni e delle altre.
Il rapporto rileva come alla ormai nota suddivisione tra Nord e Sud del Paese se ne sia aggiunta una seconda: tra Nord e Centro-Ovest da una parte, Centro-Est e Sud dall'altra. Donne e bambini/e vivono in condizioni di buona e sufficiente inclusione nei territori posti a Nord e nel Centro-Ovest, mentre sono in condizione di grave esclusione o di insufficiente inclusione al Sud, nelle isole e nella parte centro orientale del Paese.
La classifica finale vede al primo posto il Trentino -Alto Adige (valore Index pari a 4,8), seguito da Lombardia (3,4), Valle d'Aosta (3,4), Emilia-Romagna (3), Lazio e Friuli Venezia-Giulia (2,1), Veneto (1,9), Toscana (1,6), Liguria (1,5), Piemonte (1), Marche (0). Nella parte bassa della classifica (Index in negativo) le Regioni del Centro-est e Sud Italia: gli ultimi posti sono occupati da Sardegna (-2,6), Puglia (-3,5), Campania (-3,9), Sicilia (-4,3). Fanalino di coda è la Calabria (-4,5). Donne e bambini residenti in Calabria vivono uno svantaggio doppio rispetto a donne e bambini del Trentino- Alto Adige, con un divario di ben 9,3 punti tra le due Regioni.
I divari tra territori sono particolarmente marcati nella dimensione educativa per i bambini e le bambine, con picchi di dispersione scolastica che sfiorano il 20% in alcune Regioni del Sud (contro il 10,6% della media europea) e in quella economica per le donne: in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna circa 2 donne su 10 sono a rischio povertà ed esclusione sociale, mentre in Sicilia lo è 1 donna su 2.
"Si conferma la difficoltà del nostro Paese a garantire i diritti di donne e bambini e bambine, soprattutto in alcune Regioni. Dal 2015 ad oggi l'Italia sta avendo un declino costante che è stato determinato in particolare dall'erosione della dimensione educativa riguardante i bambini/e, e dalla scarsa partecipazione alla vita economica e politica da parte delle donne" ha commentato Marco Chiesara, Presidente di WeWorld. "La povertà femminile incide sull'inclusione dei bambini/e sotto molteplici aspetti, in primis quello educativo. Povertà economica (ma non solo) delle donne e povertà educativa dei bambini/e sono intrecciate e si alimentano a vicenda, in un circolo vizioso che può essere spezzato solo con politiche e interventi ad hoc, che tengano conto anche delle specificità territoriali.
Favorire l'accesso all'educazione, al lavoro, alla salute a tutti e tutte è essenziale per ridurre le diseguaglianze e fare in modo che tutti e tutte possano disporre delle stesse risorse, almeno in partenza".
"Abbiamo deciso di rafforzare la collaborazione con WeWorld e di finanziare la pubblicazione del rapporto "Mai più invisibili" perché da subito abbiamo colto l'importanza di uno strumento di rendicontazione e monitoraggio del grado di inclusione di donne e bambini nel nostro paese – dice Adriano Turrini, Presidente di Coop Alleanza 3.0. Il rapporto e i dati presentati identificano le povertà educative, l'abbandono scolastico, l'occupazione femminile, la povertà e l'esclusione sociale presenti nel nostro paese su base regionale, su cui pubblico e privato sono chiamati ad agire in termini di politiche ed azioni concrete. Per Coop Alleanza 3.0 si tratta di temi che sono parte della nostra stessa missione, richiamati anche negli obiettivi dell'Agenda 2030 delle Nazioni Unite, su cui la cooperativa ha preso una serie di impegni concreti attraverso le azioni definite nel nostro nuovo Piano di Sostenibilità".
Questo indice ci restituisce la fotografia di un'Italia con grandi sacche di povertà, soprattutto nelle periferie più problematiche, proprio dove WeWorld interviene con progetti a sostegno dei diritti di donne e bambini. Dove sono presenti gli Spazi Donna WeWorld, nati nel 2014 per accogliere donne e bambini nelle periferie più dure e far emergere la violenza, ci scontriamo con contesti caratterizzati da povertà economica, disagio sociale, violenza domestica, povertà educativa e scarsa partecipazione femminile al lavoro. Un mix terribile che mina alle fondamenta le condizioni di vita delle donne, dei bambini e delle bambine, guasta le relazioni sociali, impoverisce le comunità, danneggia il Paese.
L'indice "Mai più invisibili" nasce con l'obiettivo di rendere disponibili e fruibili alcuni dati che raramente arrivano all'attenzione dell'opinione pubblica e di fornire un elemento utile a tutti gli attori pubblici, privati e del terzo settore per costruire migliori e più consapevoli politiche e interventi che affrontino in modo congiunto i fattori di esclusione che perpetuano il divario generazionale e di genere.
Affinché donne e bambini e bambine non siano più invisibili.
L'Indice "MAI Più INVISIBILI" si inserisce nella campagna omonima #maipiùinvisibili di WeWorld, dedicata alle donne vittime di violenza in Italia e nel mondo, in occasione dell'8 marzo. Dall'1 al 15 marzo è possibile sostenere WeWorld e proteggere le donne e i loro bambini dalla violenza, donando 2 euro con sms al numero solidale 45597 dai cellulari personali Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali o 5 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile oppure 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.
I fondi raccolti sosterranno il programma nazionale di WeWorld contro la violenza sulle donne che comprende il presidio antiviolenza SOStegno Donna all'interno del Pronto Soccorso di un ospedale di Roma e gli Spazi Donna WeWorld nelle periferie di Napoli (Scampia), Milano (Giambellino) e Roma (San Basilio), e quelli in apertura di Bologna e Cosenza, dove sono accolte ogni anno 1.000 donne vulnerabili, spesso con i loro figli.
MAI Più INVISIBILI.
Indice 2020 sulla condizione delle donne, dei bambini e delle bambine in Italia
DATI PRINCIPALI
Condizione di BAMBINI E BAMBINE
- La povertà economica incide sulla povertà educativa. I bambini/e residenti nel Sud del paese hanno performance scolastiche peggiori di quelli del Nord, e abbandonano gli studi prematuramente in percentuali più elevate. I bambini residenti in Calabria e nelle Regioni del Sud godono di insufficiente capitale economico: la Calabria ha un Pil pro capite meno della metà di quello del Trentino-Alto Adige, un tasso di disoccupazione e un indice di povertà regionale sette volte maggiore. La spesa dei Comuni per la cultura è pari al 49,6% in Trentino-Alto Adige, al 4,9% in Calabria.
- Abbandono scolastico: i giovani che abbandonano prematuramente gli studi sono il 14,5% a livello nazionale, ma raggiungono il 20% e oltre in alcune Regioni (Sicilia, Sardegna, Campania), contro una media EU del 10,6%; la quota di popolazione con al più l'istruzione secondaria inferiore è del 38,6% in Italia, del 21,9% in EU28, ma raggiunge percentuali di ca. 50% in Sicilia, Sardegna e Puglia.
- Asili nido: in Italia, in media, ancora troppo pochi bambini frequentano gli asili nido: solo l'11,9% dei bambini tra 0 e 2 anni. Si va dal 23,5% dell'Emilia-Romagna all'1,8% della Calabria. Sono le Regioni del Sud quelle in cui i bambini frequentano meno i nidi, sia per scelta delle famiglie, sia per mancanza di strutture. La frequenza al nido incide sugli apprendimenti futuri: non è così casuale, rileva WeWorld, che gli studenti delle Regioni meridionali abbiano performance più basse, sia dal punto di vista linguistico che matematico.
Condizione delle DONNE
Per quanto riguarda le donne, le differenze regionali più marcate tra Nord/Centro Ovest e Sud/Centro Est si riscontrano in relazione alle condizioni economiche.
- Occupazione femminile: il tasso di occupazione femminile in Italia (20-64 anni) è tra i più bassi in Europa: 52,5% vs una media EU28 del 66,4%. Ma la quota di donne occupate in Italia settentrionale/centrale è il doppio di quella nel Sud: va dal 69,8% del Trentino-Alto Adige, seguito da Valle d'Aosta (68%) ed Emilia-Romagna (66,9%) al 31,5% della Sicilia.
- Povertà ed esclusione sociale: in Trentino-Alto Adige, Friuli-Venezia Giulia, Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna circa 2 donne su 10 sono a rischio povertà ed esclusione sociale, in Sicilia lo è 1 donna su 2; le giovani donne (15-29enni) fuori dal mercato del lavoro (le Neets) si attestano su percentuali vicine alla media europea nel Nord (anche se superiori alla media EU, 16% vs 15,4%), ma lontane più del doppio dalla media EU al Sud (circa 40% in Sicilia e Calabria).
L'Indice "MAI Più INVISIBILI" si inserisce nella campagna omonima #maipiùinvisibili di WeWorld, dedicata alle donne vittime di violenza in Italia e nel mondo, in occasione dell'8 marzo. dall'1 al 15 marzo è possibile sostenere WeWorld e proteggere le donne e i loro bambini dalla violenza, donando 2 euro con sms al numero solidale 45597 dai cellulari personali Wind Tre, TIM, Vodafone, Iliad, PosteMobile, Coop Voce, Tiscali o 5 euro chiamando lo stesso numero da rete fissa TWT, Convergenze, PosteMobile 0 5 e 10 euro da rete fissa TIM, Vodafone, Wind Tre, Fastweb e Tiscali.
I fondi raccolti sosterranno il programma nazionale di WeWorld contro la violenza sulle donne che comprende il presidio antiviolenza SOStegno Donna all'interno del Pronto Soccorso di un ospedale di Roma e gli Spazi Donna WeWorld nelle periferie di Napoli (Scampia), Milano (Giambellino) e Roma (San Basilio), e quelli in apertura di Bologna e Cosenza, dove sono accolte ogni anno 1.000 donne vulnerabili, spesso con i loro figli.
WeWorld
WeWorld è un'organizzazione italiana indipendente che da 50 anni difende i diritti di donne e bambini con progetti di Cooperazione allo Sviluppo e aiuto Umanitario in 29 Paesi del Mondo, compresa l'Italia.
WeWorld lavora in 157 progetti raggiungendo oltre 4,7 milioni di beneficiari diretti e 38,9 milioni di beneficiari indiretti.
WeWorld è attiva in Italia, Grecia, Siria, Libano, Giordania, Palestina, Libia, Tunisia, Burkina Faso, Benin, Burundi, Kenya, Senegal, Tanzania, Mozambico, Mali, Niger, Bolivia, Brasile, Perù, Nicaragua, Guatemala, Repubblica Dominicana, Haiti, Cuba, India, Nepal, Tailandia, Cambogia.
Bambine, bambini, donne e giovani, attori di cambiamento in ogni comunità sono i protagonisti dei progetti e delle campagne di WeWorld nei seguenti settori di intervento: diritti umani (parità di genere, prevenzione e contrasto della violenza sui bambini e le donne, migrazioni), aiuti umanitari (prevenzione, soccorso e riabilitazione), sicurezza alimentare, acqua, igiene e salute, istruzione ed educazione, sviluppo socio-economico e protezione ambientale, educazione alla cittadinanza globale e volontariato internazionale.
Mission
La nostra azione si rivolge soprattutto a bambine, bambini, donne e giovani, attori di cambiamento in ogni comunità per un mondo più giusto e inclusivo. Aiutiamo le persone a superare l'emergenza e garantiamo una vita degna, opportunità e futuro attraverso programmi di sviluppo umano ed economico (nell'ambito dell'Agenda 2030).
Vision
Vogliamo un mondo migliore in cui tutti, in particolare bambini e donne, abbiano uguali opportunità e diritti, accesso alle risorse, alla salute, all'istruzione e a un lavoro degno.
Un mondo in cui l'ambiente sia un bene comune rispettato e difeso; in cui la guerra, la violenza e lo sfruttamento siano banditi. Un mondo, terra di tutti, in cui nessuno sia escluso.
Milano, 2 marzo 2020 - A livello mondiale il 78% delle aziende del Mid-Market è coinvolta attivamente nell'abbattimento degli ostacoli alla parità di genere nelle posizioni di senior management. Questo dato emerge dall'ultimo International Business Report (IBR) - Women in Business 2020 di Grant Thornton International, ricerca effettuata a livello globale che raccoglie le risposte di circa 10.000 leader aziendali in 32 Paesi.
Secondo lo studio, nel 2020 le donne detengono il 29% delle posizioni aziendali di comando, la stessa percentuale registrata nel 2019. Nonostante questa "frenata", le aziende che presentano donne al vertice, nel ruolo di CEO, sono invece aumentate di 5 punti percentuali arrivando a livello globale al 20% nel 2020 rispetto al 15% dell'anno precedente.
Per quanto riguarda la situazione in Italia, le posizioni di CEO occupate dalle donne nel 2020 hanno raggiunto il 23%, andando dunque oltre il dato medio globale e registrando un importante aumento rispetto al 2019 (15%).
Più in generale, nel nostro Paese, le donne che detengono posizioni di leadership rappresentano oggi il 28%, con un aumento di 4 punti percentuali rispetto al 2019. Allo stesso tempo risulta in calo la percentuale di aziende senza presenze femminili nel senior management che attualmente si assesta al 18%. In termini di media mobile triennale si registra un andamento positivo: nel 2020 la percentuale è del 22%, contro il 28% del 2019 e il 34% del 2018.
Simonetta La Grutta, Partner e Head of VAT di Bernoni Grant Thornton (allegata una sua foto) commenta: "In Italia si è osservato un apprezzabile incremento della percentuale delle donne in posizione apicale che si attesta al 28% nel 2020 rispetto a un più modesto 24% nel 2019, ponendo il nostro Paese al 12° posto nella classifica mondiale, insieme a Francia e Stati Uniti. Meno soddisfacente, invece, il risultato delle rilevazioni se si guarda al dato medio degli ultimi tre anni che passa dal 28% al 29%. E' mia costante esperienza che Grant Thornton valorizzi in particolar modo al suo interno le professioniste, offrendo loro importanti opportunità di crescita. Ho avuto il privilegio lo scorso anno di frequentare il GT Senior Leadership Program presso Harvard Business School, un programma tailorizzato sulla nostra organizzazione, dedicato ai Transformational Leaders. In quella sede, la presenza femminile è stata pari a circa il 50% e successivamente molte di noi, già con ruoli apicali, sono state chiamate ad incarichi di maggiore responsabilità. Così è stato per me per la funzione People Hub che, tra l'altro, prevede un innovativa politica di diversity, di prossima attuazione."
"Per continuare a vedere più donne in posizioni senior" afferma Roberta Cipollini, Director di Ria Grant Thornton – "le politiche aziendali dovranno essere più determinate in questi obiettivi. Le politiche che garantiscono la valorizzazione della diversità di pensiero e di competenza nei tavoli decisionali, le pari opportunità nello sviluppo della carriera, la propensione al reclutamento e allo sviluppo di culture inclusive devono essere applicate e regolarmente rivalutate al fine di poterne misurare l'efficacia via via. Quando ciò si combina con un reale impegno convinto da parte della dirigenza manageriale avviene un vero cambiamento culturale e di trasformazione dell'organizzazione. Ria Grant Thornton da due anni è la società partner tecnico per la rilevazione dei dati di imprese italiane innovative e di multinazionali presenti in Italia che si sottopongo a valutazione da parte del Winning Women Institute per l'ottenimento di un bollino rosa di qualità sulle azioni concrete di valorizzazione del talento e valore femminile in tutte le sue forme e processi interni ed esterni".
Nell'ultimo anno si riscontra un aumento di presenze femminili nel senior management grazie anche a una maggior trasparenza nelle organizzazioni, alla rendicontazione del divario retributivo di genere, e al dibattito pubblico originato dal movimento #MeToo. Secondo il report di Grant Thornton è importante continuare a incentivare azioni concrete, volte a eliminare le diversità di genere. Si tratta, infatti, di un cambiamento importante per ogni azienda poiché incoraggia differenti modi di pensare e mostra nuove opportunità di crescita: un atteggiamento fondamentale in un contesto economico mondiale in rapida evoluzione.
Highlights della ricerca "WOMEN IN BUSINESS 2020" – IBR Grant Thornton
Dati 2019
· Il 29% delle posizioni dirigenziali all'interno delle società del mercato medio a livello globale sono coperte da donne
· L'87% delle imprese ha almeno una donna nel senior management
· Il 78% delle imprese del mercato medio sta lavorando attivamente al proprio equilibrio di genere. Le iniziative comuni includono:
o Creare una cultura inclusiva (34%)
o Garantire la parità di accesso alle opportunità di sviluppo (34%)
o Abilitazione del lavoro flessibile (31%)
o Revisione dei processi di reclutamento (26%)
o Mentoring / coaching (26%)
o Ricompensa per alti dirigenti legati agli obiettivi (23%)
o Quote di genere (22%)
o Allenamento inconscio (21%)
Il numero di donne a livello di CEO è aumentato dal 15% nel 2019 al 20% nel 2020, mentre quelle nei ruoli di CFO sono diminuite dal 34% nel 2019 al 30% nel 2020.
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Grant Thornton è la member firm italiana di Grant Thornton International Ltd, network globale che opera da oltre 100 anni, con 56.000 professionisti e in circa 140 Paesi, fornendo servizi di consulenza in area Audit, Tax e Advisory.
Con oltre 500 persone che operano in 24 sedi situate nelle principali città, Grant Thornton in Italia garantisce ai clienti una presenza costante su tutto il territorio, per un migliore e più efficace servizio. Tra i clienti rientrano piccole e medie imprese, società multinazionali, nonché società quotate e imprese familiari, operanti nei principali settori del panorama economico attuale.
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